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Accertamenti Osteosonodensitometrici

VALUTAZIONE DEL RISCHIO OSTEOPOROTICO MEDIANTE ULTRASONOGRAFIA ALLE FALANGI NELLE DONNE IN CLIMATERIO

Accertamenti Osteosonodensitometrici

Accertamenti Osteosonodensitometrici:

La densitometria ossea con sistemi radiologici (come l’assorbimetria a doppio raggio X o DXA e la tomografia computerizzata quantitativa o QCT) è stata ampiamente usata nella pratica clinica per individuare i pazienti con osteoporosi e per monitorizzarne la terapia. Il presupposto metodologico è che la diminuzione della densità minerale ossea, misurata sia a livello dello scheletro assiale, sia dei siti periferici, aumenta di circa il 50% il rischio di frattura a livello di radio, vertebre e femore.

Le tecniche ultrasonografiche consentono di valutare il tessuto osseo con diversi parametri, come velocità di trasmissione,attenuazione e riflessione; diverse sono anche le sedi ossee studiate: calcagno, tibia e falangi. Numerosi studi, ampiamente validati, si riferiscono a velocità dell’ultrasuono (SoS) e attenuazione dell’onda (BUA) e indicano, tra dispositivi a ultrasuoni alla falange o al calcagno e misurazioni radiologiche, capacità paragonabili di discriminare tra soggetti sani e osteoporotici, e di quantificare il rischio di frattura.

Al momento attuale delle conoscenze esiste un vasto consenso scientifico sull’impiego clinico della valutazione ultrasonografiaca quantitativa della mineralometria ossea alla falange. Le metafisi distali delle falangi della mano non risentono di rilevanti sollecitazioni meccaniche, non sono sede abituale di frattura osteoporotica nè di metastasi ma vi sono rappresentate sia la componente corticale (40%) che quella trabecolare (60%) che da sola costituisce l’80% dell’osso metabolicamente attivo, con elevata sensibilità ai cambiamenti legati al turn-over osseo e alle modificazioni inducibili dalla terapia.

Il DBM Sonic 1200 e il DBM Profiler (IGEA, Carpi, Italia) sono dispositivi a ultrasuoni idonei a misurare la velocità di trasmissione degli ultrasuoni (SoS), correlata all’ampiezza del segnale (AD-SoS, Amplitude Depend Speed of Sound) e analizzano l’energia del segnale dopo l’attraversamento della falange (UBPI, Ultrasound Bone Profile Index). Entrambi i parametri sono specificamente condizionati da caratteristiche morfostrutturali dell’osso e consentono di discriminare tra soggetti sani e pazienti osteoporotici e di predire il rischio di frattura, individuando il grado di cambiamento metabolico.
In particolare il parametro UBPI, derivato dall’analisi della traccia grafica, quantifica le proprietà strutturali ed elastiche dell’osso; il valore viene calcolato da uno specifico algoritmo secondo una tecnica di elaborazione del segnale ed è direttamente correlato al rischio di frattura.
I metodi convenzionali, DEXA e QCT, risentono dei processi degenerativi di cui sono sede i siti ossei assiali e, in modo particolare la DEXA consente solo un approccio planare, definito come misura di superficie. Il grande vantaggio della ultrasonografia è che l’impulso a ultrasuoni che attraversa la struttura ossea viene modificato attivamente dalle trabecole che incontra, indicando la densità in termini di distribuzione e disposizione spaziale e non solo di contenuto minerale. L’esame con ultrasuoni alla falange assicura un’elevata riproducibilità di risultati con coefficiente di variazione inferiore all’1%. Questo è un aspetto determinante per attuare un adeguato monitoraggio delle terapie.
Infatti l’intervallo di tempo necessario per rilevare una variazione di massa ossea nel tempo dipende dalla velocità della variazione nel sito scheletrico in esame e dal coefficiente di variazione individualizzato della tecnica. Nei primi tre anni dopo la menopausa, all’inizio di una terapia con steroidi o nel primo anno di trattamento con bisfosfonati, le variazioni annuali possono superare il 3%. In questi casi con valori ottimali di coefficiente di variazione percentuale (CV) della tecnica densitometrica (1%), il tempo minimo necessario per rilevare una variazione significativa sarà di un solo anno. Con CV superiori, l’intervallo richiesto per raggiungere una differenza significativa tra due misurazioni può variare da 3 a 8 anni.

Lo strumento impiegato nel nostro studio è il DBM Sonic IGEA che misura la velocità di attraversamento del tessuto osseo da parte di un segnale ad ultrasuoni utilizzando una sonda emittente ed una ricevente. Le due sonde sono montate su di un calibro elettronico ad alta precisione. La tecnologia digitale adottata consente una accurata e stabile ricostruzione dei segnali e permette di misurare con precisione e ripetibilità la velocità dell’ultrasuono nel tessuto osseo, rendendo possibile seguire nel tempo gli effetti delle terapie.

Entrambe le mani possono essere misurate senza differenze significative tra dominante e non dominante. IL OBM SONIC 1200 si è dimostrato sensibile nel rilevare il fisiologico calo della massa ossea all’avanzare dell’età e consente di discriminare tra soggetti normali, border-line, con quadro di vario grado di demineralizzazione fino ai soggetti osteopenici e osteoporotici ( T- Score inferiore a -3,5 SO ), attraverso il confronto tra T-sore e Z-score.
l risultati delle misure possono essere confrontati con quelli della curva di riferimento dei valori medi europei in età compresa tra 20 e 80 anni e con quelli della curva di riferimento dei valori rilevati in una popolazione di donne in post-menopausa fino ad un periodo di 260 mesi di post-menopausa. Valori significativamente al di sotto della norma ( velocimetria inferiore a 1850 m/sec. ) si associano ad un aumentato rischio di frattura patologica.
Il rischio relativo di frattura pùo essere desunto dal valore del T -score. L’alta riproducibilità delle misure è indicata dal basso coefficiente di variazione (CV=0,4%). L’ apparecchiatura è risultata idonea a misurazioni ripetute nel tempo per l’ alta precisione e riproducibilità, fornendo indicazioni in grado di discriminare tra soggetti sani e osteoporotici.
In questo ambito sono individuabili categorie intermedie di pazienti per la capacità di misurare anomalie strutturali con elevata sensibilità e con intervalli temporali di alcuni mesi, specie se in condizioni patologiche eo presunte tali. Esiste a conforto di quanto esposto un amplissima messe di dati sperimentali e clinici, fornita da gruppi di qualificati e autorevoli Ricercatori, che ripetutamente ha confermato la capacità di individuare i soggetti ad elevato rischio di frattura, come le metodiche di assorbimetria radiologica di ultima generazione, associando però al dato puramente quantitativo la possibilità di analizzare le alterazioni strutturali dell’ architettura ossea in svariate condizioni fisiopatologiche, peraltro quantificando le modificazioni qualitative.

 

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Studio Ginecologico Dott. Mario Preti
Specialista in Ginecologia ed Ostetricia – Oncologia Medica
Corso Re Umberto 44 Torino – Telefono 011.5621744 – Fax 011.5622901

E-Mail: mario.preti@studioginecologico.info